Jura -

 

Alexandre Plassat

Saint-Germain-Lès-Arlays

Superficie: 2.6 ha

Varietà: Chardonnay, Gamay, Savagnin, Trousseau, Poulsard

Viticoltura: Biologica non certificata con minimi interventi

Curioso, rigoroso e sempre aperto alla sperimentazione, Alexandre Plassat appartiene a quella nuova generazione di vignaioli dello Jura che ha saputo raccogliere l’eredità dei grandi maestri reinterpretandola con una sensibilità personale. I suoi vini nascono da un equilibrio raro tra tecnica, osservazione e istinto, con un unico obiettivo: lasciare che siano il vigneto e l’annata a raccontarsi nel modo più sincero possibile.

Tra i giovani vigneron che stanno contribuendo a scrivere il nuovo volto dello Jura, Alexandre Plassat rappresenta una delle realtà più autentiche e promettenti. Il suo percorso non nasce in una famiglia di vignaioli né tra le colline del Giura, ma nel sud-ovest della Francia, dove cresce a Tolosa.

La sua formazione è inizialmente quella di un agronomo. Dopo gli studi approda alla cooperativa di Arbois, dove lavora seguendo i metodi della viticoltura convenzionale. È proprio in quegli anni che inizia a maturare la sensazione che qualcosa manchi: i vini che produce sono tecnicamente impeccabili ma sembrano aver perso il legame più profondo con il territorio da cui provengono.

L’incontro che cambia definitivamente il suo percorso è quello con Sylvain Oudet. Grazie a lui, Alexandre scopre una filosofia completamente diversa, fatta di fermentazioni spontanee, interventi minimi e rispetto assoluto dell’identità del vigneto. Da quel momento la strada è tracciata.

Nel 2016 entra a far parte del Domaine Jean-François Ganevat, uno dei nomi più influenti della viticoltura artigianale francese. Per tre anni lavora fianco a fianco con Ganevat, imparando ad affidarsi ai lieviti indigeni, a rinunciare agli interventi correttivi, a rispettare i lunghi tempi di affinamento e a considerare ogni vendemmia come un’espressione irripetibile del territorio.

Nel 2019, mentre continua ancora a lavorare presso Ganevat, decide di dare vita al proprio progetto personale acquistando le sue prime, piccolissime parcelle (0,60ha). È un inizio costruito con pazienza e determinazione, senza grandi mezzi ma con la convinzione di voler creare un domaine che rispecchi pienamente la sua visione.

Negli anni successivi amplia progressivamente la superficie vitata, acquisendo nuovi appezzamenti tra Montain, Quintigny (vicino a L’Étoile), Pannessières, Vernantois e Gevingey, fino a dedicarsi completamente alla propria azienda, situata a Saint-Germain-lès-Arlay a pochi chilometri a sud di Poligny e Chateau-Chalon, arrivando ad oggi ad avere 2,6ha.

I suoi vigneti, in fase di conversione alla certificazione biologica, sono coltivati a Chardonnay (quasi la metà), Trousseau, Poulsard, Gamay e Savagnin su terroir diversi, tra cui marna grigia, argilla e calcare bajociano.

L’approccio «zero-zero» di Alexandre è intransigente: viti curate a mano, fermentazione con lieviti indigeni, nessun additivo, nessun solfito, nessuna chiarificazione, nessuna filtrazione.

La gestione della vigna è improntata al massimo rispetto dell’ambiente. I vigneti sono coltivati senza erbicidi, pesticidi o fertilizzanti di sintesi e vengono lavorati quasi interamente a mano. Per Alexandre il vigneto non è semplicemente il luogo in cui si coltiva l’uva, ma un ecosistema complesso, nel quale il suolo, gli insetti, le piante spontanee e ogni forma di vita contribuiscono all’equilibrio della vite. La biodiversità non rappresenta quindi un obiettivo secondario, ma uno degli elementi fondamentali per ottenere uve vive e capaci di esprimere il carattere più autentico del terroir.

Questa visione si riflette anche nella sua idea di vino. Per Alexandre non si tratta di una tendenza o di un’etichetta commerciale, bensì della conseguenza più logica di un lavoro rispettoso in vigneto.

Anche il lavoro in cantina segue questa filosofia di essenzialità. Le fermentazioni avvengono esclusivamente grazie ai lieviti naturalmente presenti sulle uve, senza aggiunta di prodotti enologici. I vini non vengono chiarificati né filtrati e non ricevono aggiunte di solforosa, permettendo così di conservare intatta la loro energia e la loro identità.

Uno degli aspetti più distintivi del suo metodo è l’utilizzo di un’antica pressa verticale manuale. Alexandre dedica alla pressatura tempi estremamente lunghi, convinto che la lentezza consenta di estrarre il frutto con maggiore delicatezza, preservandone purezza, profondità ed equilibrio.

La stessa pazienza caratterizza ogni fase della produzione. In un’epoca in cui il mercato richiede vini pronti sempre più rapidamente, Alexandre sceglie di seguire il ritmo della natura. Gli affinamenti vengono protratti fino a quando ritiene che ogni vino abbia raggiunto il proprio equilibrio, senza lasciarsi influenzare da esigenze commerciali. Per lui il tempo non è un fattore da comprimere, ma uno degli ingredienti essenziali del vino stesso: solo aspettando è possibile permettere a ogni bottiglia di raccontare pienamente la propria storia.

Curioso, rigoroso e sempre aperto alla sperimentazione, Alexandre Plassat appartiene a quella nuova generazione di vignaioli dello Jura che ha saputo raccogliere l’eredità dei grandi maestri reinterpretandola con una sensibilità personale. I suoi vini nascono da un equilibrio raro tra tecnica, osservazione e istinto, con un unico obiettivo: lasciare che siano il vigneto e l’annata a raccontarsi nel modo più sincero possibile.

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